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Fusi, fobie e fisime


Aggiornamento da Bamako - 2

Ecco cosa ci raccontano con occhio ammiccante dal quartiere dove vivono ormai da quasi tre settimane i nostri volontari e dove si trovano oltre alle famiglie di più di 150 bambini sostenuti a distanza tre dei nostri più importanti progetti di sviluppo in Mali: il Centro di Ascolto OASIS, la Scuola materna ed elementare Silo, e la Biblioteca umanista "Espoir Pour Tous". 

Per leggere la prima parte, clicca qui

Fusi, fobie e fisime
Visto che di nuovo NON abbiamo notizie vere da Bamako, vogliamo anticipare un po' di sensazioni di vita domestica ai nuovi volontari che fra un po' ci raggiungeranno per il campo di lavoro estivo 2013.
 
Fuso orario
Non è che due ore di fuso durante l'ora legale fanno veramente la differenza, sono i ritmi e rumori della giornata a scandire il passare del tempo quotidiano, scombussolando le nostre abitudini. Già l'arrivo è traumatico: mezzanotte locale vuol dire le due del mattino in Italia dopo ore di volo e soste aeroportuali. Ora che entri in casa tra sbarco, controllo passaporti, ritiro valigie, trasferimento, montaggio delle zanzariere, che tiri fuori dalla valigia lo spazzolino e ti chiedi con che cosa lavarti i denti visto che hanno raccomandato a NON usare l'acqua del rubinetto, sono le tre. Ti butti finalmente sul letto (=materasso per terra) e con fatica prendi sonno nell'ambiente nuovo, ed ecco che alle 4 e mezza cinque comincia la sveglia locale: in stereofonia dai quattro punti cardinali, tutte le moschee della città ti chiamano alla preghiera e ti invitano di iniziare la nuova giornata. Siamo storditi e ovviamente non ci si addormenta più, anche perché vanno avanti a raccontarcela su con voce più o meno aggressiva e suadente (in verità sempre gli stessi nastri trasmessi da altoparlanti gracchianti) almeno fino alle 6, momento in cui praticamente di botto viene chiaro e non riesci più a chiudere occhio perché non ci sono le tapparelle. La cantilena pian piano si miscela con i primi rumori della città: lo sbattere delle porte delle case, ovviamente in metallo, i clacson e motori del traffico, le grida dai pulmini SOTRAMA, servizio di trasporto pubblico, dai quali hanno l'abitudine di chiamare i clienti per strada con gesta animate, pugni sulla carozzeria e urla concitate. Una cacofonia indescrivibile che ci accompagnerà per tutta la giornata. Insomma, siamo in una grande città, mica in un villaggio...
 
Corrente elettrica  
Siamo talmente abituati ad averla, che diventiamo fobici quando con c'è.
Qui capita, inaspettatamente. NON quando pensi, magari durante l'ennesimo temporale che piega le antenne della TV e fa ballare i grossi pali della luce per strada, no, tranquillamente senza preavviso la mattina alle 10 in pieno sole, giusto dopo aver fatto la spesa e messo in frigorifero la preziosa carne che secondo te già deve aver subito qualche trauma irreversibile durante il percorso in macchina a temperatura ambiente di circa 35 gradi. Tacitamente non si apre più lo sportello per non far uscire l'altrettanto prezioso freddo, bevendo acqua tiepida per tutta la durata del blackout, ma dentro si scioglie il poco giacchio e si depone sul cibo, per poi uscire come acqua sotto, allargando la cucina. Abbiamo imparato, tutto rigorosamente nei contenitori, o sotto i coperchi, anche le scatole dei formaggini chiusi, e strofinacci sul pavimento, se no si inzuppa tutto.
I più previdenti girano con la pila in tasca anche di giorno, e la sera si fa la lotta per le prese di corrente, peraltro non compatibili con certe spine in uso da noi: telefonici e macchine fotografiche da caricare, senza staccare le macchinette con le piastrine antizanzare sparse per casa, un impresa da progettista elettrico con specializzazione in cablaggio antinfortunistico: non sotto le finestre, perché potrebbe piovere dentro, non nei passaggi perché potrebbe inciamparci qualcuno durante i momenti di mancanza di corrente notturni, non provvisto di pila ...
 
Frigorifero
Altra sfida: di provenienza incerta e dal passato ignoto, i frigoriferi maliani hanno vita loro: non sono dotati di luce, si accendo e spengono quando vogliono, la regolazione della temperatura non funziona anche in presenza di apposito regolatore. Una volta ne avevamo tre: uno in dotazione alla casa presa in affitto, rotto, uno destinato ai campisti, rotto pure lui per solidarietà con l'altro,  e un terzo, preso in prestito da un volontario locale, piccolino, imprevedibile pure lui, e così alla fine non abbiamo mai comprato la carne. Fortunatamente la casa era abbastanza grande da ospitare il trio frigorifero, con il vantaggio di avere qualche piano di appoggio in più ...
 
Ventilatore
Unico elettrodomestico del quale ci si può fidare (se c'è la corrente). Occorre ripararli all'arrivo, ma poi fedelmente girano e girano e girano. Se condividi la stanza devi solo metterti d'accordo sulla velocità, dopo aver imparato che 1 (numero basso) vuol dire velocità alta e 5 (numero alto) vuol dire velocità bassa. C'è chi non si abitua neanche dopo due settimane di campo di lavoro, e così lo spostamento della rotellina è una delle occupazioni collettive più frequenti durante la permanenza in casa: lo vorrei alzare, no per favore abbassiamo un po', dove cavolo è lo zero, scusa, volevo aumentare un po' la velocità...  Del ventilatore ti puoi fidare a anche a livello di consumo elettrico: siccome è bene comune, nessuno si prende la briga di spegnerlo se lascia la stanza per ultimo, anche perché il rumore di questa specie di frullatore diventa endemico e non ci si accorge praticamente più. Ci si accorge solo quando arriva la bolletta ...
 
Anofele
Si chiama così la piccolissima bestia che ci incute più timori di un leone. Trasmette la malaria ed è l'incubo da queste parti di ogni volontario o turista che sia . E' attiva di notte, dicono, ma meglio non fidarsi. Così ci facciamo le flebo di repellente, ci impasticchiamo di prodotti chimici per la profilassi, impiantiamo aggeggi elettronici di sterminio di massa in tutti gli angoli della casa, giriamo armati di racchette e vediamo in ogni punto nero mobile sulla parete una potenziale assassina che va prontamente abbattuta con ciabattate, strofinacciate, colpi di mano o con quel che capita, lasciando altrettanti punti neri, ora permanenti.
La fisima dell'anofele viene accompagnata dalla fobia delle sue punture. Il conteggio degli attacchi subiti rappresenta una delle attività più appassionanti del volontario durante le ore di pausa (e non), ognuno tiene una contabilità minuziosa di ogni sospetto punto di introduzione di pungilione velenifero e reputa suo compito informarne costantemente gli altri. Visto che non c'è la televisione, la sera capita di giocare a carte, ma si fa fatica perché una mano serve per azionare la racchetta o per scacciare questi piccoli volatili dalla propria area vitale, e al momento di segnare il punteggio, devi sempre verificare che quello comunicato non sia quello dell'ultimo aggiornamento dei morsi di zanzara collezionati dall'uno o dall'altro giocatore...
Comunque non scherziamo, la malaria è un problema serio che può colpire anche il volontario più cauto imbevuto di farmaci, dotato di scafandro da palombaro e armato di ammazzazanzare. Quindi: avanti tutta, come Bond nel primo 007.
Per saperne di più ...
 
Alimentazione
Caratterizzata dalla mancanza di una vasta scelta di materia prima e prodotti trasformati DOC, DOP e IGP alla quale siamo abituati,  il cibo rappresenta un capitolo a se. Si mangia a sufficienza, si mangia anche bene se cucinato bene, ma si mangia sempre la stessa cosa. La spesa della carne la facciamo al supermercato libanese una volta la settimana (il trasferimento per andare da quello più vicino lungo le rive del Niger costa di più della carne stessa), e con l'affidabilità del frigo non ne prendiamo che per due pasti. I prodotti nostri, tutti di importazione, sono inabbordabili: 5 Euro per una vaschetta da 200 g un noto formaggio dal gusto unico, fresco e cremoso che va tanto di moda da noi, beh, con i soldi necessari per sfamare un gruppo di 12 volontari si potrebbe avviare un progetto di microcredito. E così si è costretti di affidarsi agli antipodi della cucina alternativa: vegetariano o cibo in scatola di origine esotica. Ravioli à la sauce italienne made in France, che neanche un tedesco mangerebbe, wuerstel di pollo fabbricati non si sa dove (che neanche un tedesco mangerebbe), olive marocchine, tonno tailandese, pasta egiziana ... grazie alla globalizzazione c'è l'imbarazzo della scelta (imbarazzante non tanto per la quantità, quanto per la qualità). Meglio allora la cucina vegetariana: patate, pomodori, cetrioli. Insalata meglio no, a meno che, per prevenire il rischio d'infezione da batteri enterici, non la si metta nel bicarbonato per tre giorni di fila rendendola innocua ma incommestibile. Altre verdure locali hanno un gusto troppo particolare per noi, e così girano sempre patate pomodori e cetrioli. Ma si sopravvive e riusciamo a prenderci lo stesso la nostra dose abituale di Kcal. Pensare che qui vivono neanche con un terzo delle nostre calorie al giorno ...
 
Volontari 2013, Vi aspettiamo
Hilde, Erasmo

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