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NON notizie da Bamako

Da più di una settimana due nostri volontari sono arrivati in Mali per seguire i nostri progetti.

Sempre abbastanza lontano dalla ribalta della stampa internazionale, una volta noto come una delle democrazie più stabili e pacifiche dell'Africa sub-sahariana, ultimamente il paese ha conosciuto momenti di fama inconsueta e dubbia: colpo di stato ... occupazione di una vasta zona settentrionale da parte di fondamentalisti islamici ... creazione di uno stato indipendente al nord ... introduzione della legge islamica a Gao, Kidal e Timbuctu ... centinaia di migliaia di profughi .... intervento militare dei francesi ... liberazione della maggior parte delle zone occupate ... ed ora elezioni presidenziali, fissate per il 28 luglio, con dispiegamento di 12.000 caschi blu. Sappiamo che al nord, soprattuto a Kidal, la situazione è tesa e i civili non se la passano ancora bene, ma come si sta a Bamako, a 1500 chilometri di distanza, in quest momento? Ci aspettiamo notizie allarmanti ...

Ecco cosa ci scrivono dal quartiere dove vivono ora i nostri volontari e dove si trovano oltre alle famiglie di più di 150 bambini sostenuti a distanza tre dei nostri più importanti progetti di sviluppo in Mali: il Centro di Ascolto OASIS, la Scuola materna ed elementare Silo, e la Biblioteca umanista "Espoir Pour Tous".


Kalaban Coura, 12 luglio 2013

Siamo qui da qualche giorno e cerchiamo di captare a tutti i costi dei riscontri su quanto letto nella stampa negli ultimi mesi. Ma che fatica: almeno superficialmente ci sembra tutto uguale: nulla è cambiato rispetto a qualche anno fa, anzi ...

Caschi blu: rarissimi, sono quelli dei pochi proprietari di motociclette che hanno seguito la legge recentemente introdotta sull'obbligatorietà del copricapo protettivo ... molto di più di moda il nero, sempre che uno abbia i soldi per acquistarlo. Chissà dove sono quelli inviati dall'Onu, probabilmente a presenziare future seggi elettorali in campagna o intorno alle sedi governative qui a Bamako dalle quali noi però facciamo un giro ben largo ...

Legge islamica: sembra di vivere su un altro pianeta. Il 10 luglio è iniziato ufficialmente il Ramadan, mese del digiuno: eppure i piccoli negozietti che abbiamo visto crescere negli ultimi anni come i funghi, sono aperti e sono pieni di clienti... e qualcuno tra gli adulti dichiara tranquillamente che non osserverà il digiuno, forse si, fra un po' di giorni, si vedrà... Incontriamo le ragazze del centro e della scuola: come far capire alle nostre giovani volontarie che fra un po' ci raggiungeranno che occorre coprirsi, vestire con pudore, non mostrare troppo? Qui le ragazze sembrano scatenate, gli orli delle gonne salgono sempre di più e sui telefonini girano foto e autoritratti degni dei nostri più spinti spettacoli televisivi serali. Degno anche di un manifesto da Oktoberfest il cartellone pubblicitario per la birra sopra il tetto dell'albergo qui accanto.

Profughi: pochi sono arrivati nella capitale, e qui si sono sparsi sulle famiglie dei parenti e degli amici; molti sfollati sono rientrati nei luoghi di provenienza, non si vedono "nuovi" mendicanti, sono sempre solo i bimbi delle scuole coraniche a chiedere l'elemosina ai semafori ... ci dicono che c'è più povertà ... ma come distinguere una povertà estrema da una povertà ancora più estrema?  In fondo in fondo alla classifica dei paesi più poveri del mondo, per noi peggio di così non si può, è difficile percepire la differenza del prima e dopo la crisi ... poi ci dicono che le famiglie non riescono a pagare le rette scolastiche perché ci sono più bocche da sfamare, con la crisi non c'è lavoro, ma questo ovviamene è poco visibile girando per le strade del quartiere...

Elezioni: ci aspettavamo cortei, comizi e discussioni in piazza, cartelloni ... niente, qualche poster attaccato qua e la, qualche volantino economico (15 x 20) distribuito a colpi di vento per le strade, a confermare il senso etimologico del termine. Chiediamo informazioni, sì sì, si faranno, 35 candidati, no 29, 112 partiti, ah ci vorrà il secondo turno, chissà. Unica cosa veramente tangibile: la nuova tessera elettorale! Tutti (o quasi) ce l'hanno, tutto la esibiscono con orgoglio. Non c'è uomo che indossi una camicia che non estragga subito con gesto enfatico la propria tessera dal taschino sul petto. O quella della madre appena ritirata dall'ufficio addetto: bella, plastificata ... da far invidia. Ci stupisce il fatto che una buona percentuale della popolazione adulta venga identificata tramite la professione "Studente", e che non ci sia una data di scadenza. Così fra vent'anni sarà ancora studente chi nel frattempo ha concluso gli studi, fa l'avvocato o magari diventa ministro ... d'altra parte è un modo elegante per non scrivere "disoccupato" ... I profughi e una buona parte della popolazione nei villaggi e chi non è mai stato censito all'anagrafe (cosa normalissima qui, come avere scritto sul diploma di scuola media ... nato/a "verso il 2001") non voteranno, pazienza, ma la voglia di fare queste elezioni è grandissima ... non se ne può più della situazione di stallo, non vedono l'ora che finisca, che ci sia una tregua ... che si possa davvero tornare alla normalità di sempre.

Quello che si vede (o meglio quello che ci sembra diverso perché NON si vede), è la più assoluta mancanza di visi pallidi, europei o cinesi che siano. Non che ce ne fossero mai stati tanti, ma qualche operatore umanitario in più, qualche lavoratore cinese nei cantieri, qualche turista sparso ... no, quelli non si vedono più, almeno qui nel quartiere. Siamo ancora più soli, e per questo più benvoluti che mai. Dei mille giornalisti che si dice siano arrivati nel paese dopo l'intervento militare dei francesi in gennaio, nessuna traccia, si saranno riversati anche loro insieme ai caschi blu nei posti che per ora noi evitiamo di frequentare ...

E così girando per il nostro quartiere, tra gente che ci conosce e che conosciamo da anni, tutto ci sembra come prima, e siamo contenti di NON avere notizie, per il momento !!!

Hilde, Erasmo

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