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Il presidente che non dorme

Martedì 19 novembre 2012, dopo aver acquistato "Walfadjiri" (uno dei principali quotidiani senegalesi), ho letto un po' preoccupato l'allarme lanciato dal governo senegalese riguardante una grave epidemia di tubercolosi in corso nelle principali città del Paese: Dakar, Thies, Kaolack, Diuorbel e Ziguinchor. La foto e il titolo a caratteri cubitali in prima pagina sono inequivocabili, eppure alzando gli occhi la realtà quotidiana a Dakar sembra scorrere come d'abitudine (come amano dire da queste parti, comme d'habitude). Cerco informazioni più dettagliate ma, escludendo altri lettori di "Walfadjiri", nessuno sa nulla. Solo dopo qualche giorno scopro che lunedì 18 novembre (giorno precedente alla lettura in questione) era la giornata mondiale della statistica africana. Mai ne avrei immaginata, tra tutte le feste e ricorrenze possibili, una così stravagante.Per commemorarla degnamente, "Walfadjiri" aveva pubblicato un dossier sullo studio dell'incidenza della tubercolosi nella società senegalese del 2010 ed elaborato delle proiezioni per il 2012.

Sembra invece molto più difficile da risolvere il mistero che circonda la scelta del presidente della repubblica Macky Sall, eletto lo scorso aprile, di non risiedere nel Palazzo Presidenziale della Repubblica. I Senegalesi, estremamente cerimoniosi e appassionati alle formalità, hanno iniziato da qualche mese a domandarsi il motivo che spinge Macky a lavorare di giorno nel palazzo e ritornare nella sua villa sulla "corniche" tutte le sere, costringendo la guardia presidenziale ad un servizio di scorta notturno insensato, da quasi otto mesi. Tra il chiacchiericcio diffuso, l' ipotesi più accreditata è il timore, tutto del presidente, che nel palazzo alberghino “spiriti o forze malevole”.

Ci mancava il presidente superstizioso”, si lamenta Ibrahima, funzionario consolare in Kuwait da oltre 12 anni, attualmente in attesa di un nuovo incarico in Senegal. “Macky Sall ha fatto dei progressi incredibili nell'ambito della giustizia. Il tribunale speciale per i reati contro l'arricchimento illecito funziona a pieno regime e sta dando i suoi primi frutti. Ma per il resto non succede nulla. E la gente comincia a sentirsi insoddisfatta.”

A poco sembra servire l'impegno per cercare di recuperare, attraverso la ricostruzione di tutti i movimenti bancari, i miliardi di Fcfa maneggiati negli ultimi anni da Karim Wade, figlio dell'ex Presidente della Repubblica e principale indagato dell'inchiesta del tribunale speciale per aver svuotato le casse senegalesi.

Al massimo finirà in prigione” sentenzia la maggioranza dei senegalesi; “sarebbe più utile recuperare i soldi ma la famiglia Wade non lo permetterà mai”.

Decido di fare un piccolo test per misurare l'indice di gradimento verso il presidente. Indosso una maglietta con la stampa del faccione serio di Macky Sall, che Babacar, uno dei suoi supporter più accaniti a Saint Louis, mi ha regalato in occasione delle scorse elezioni e impiego la domenica pomeriggio girovagando per Dakar.
Il test sembra funzionare. Tutti quelli che incontro dicono che hanno votato per lui ma ora vogliono vedere realizzate le promesse di cambiamento. Solo il guardiano del faro di Mamelles mi prende in giro e mi dice ironico che la "Tamkharite", festa mussulmana per l'inizio del nuovo anno, celebrata in tutto il Senegal con piattoni di cous cous e processioni casa per casa di bambine vestiti da uomini (e viceversa) armati di tamburi per chiedere doni di caramelle e riso, durava fino a sabato notte. E quindi, che ci faccio in giro ancora mascherato? 


26 novembre 2012 , Maurizio Polenghi


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