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Fusi, fobie e fisime


Aggiornamento da Bamako - 2

Ecco cosa ci raccontano con occhio ammiccante dal quartiere dove vivono ormai da quasi tre settimane i nostri volontari e dove si trovano oltre alle famiglie di più di 150 bambini sostenuti a distanza tre dei nostri più importanti progetti di sviluppo in Mali: il Centro di Ascolto OASIS, la Scuola materna ed elementare Silo, e la Biblioteca umanista "Espoir Pour Tous". 

Per leggere la prima parte, clicca qui

Fusi, fobie e fisime
Visto che di nuovo NON abbiamo notizie vere da Bamako, vogliamo anticipare un po' di sensazioni di vita domestica ai nuovi volontari che fra un po' ci raggiungeranno per il campo di lavoro estivo 2013.
 
Fuso orario
Non è che due ore di fuso durante l'ora legale fanno veramente la differenza, sono i ritmi e rumori della giornata a scandire il passare del tempo quotidiano, scombussolando le nostre abitudini. Già l'arrivo è traumatico: mezzanotte locale vuol dire le due del mattino in Italia dopo ore di volo e soste aeroportuali. Ora che entri in casa tra sbarco, controllo passaporti, ritiro valigie, trasferimento, montaggio delle zanzariere, che tiri fuori dalla valigia lo spazzolino e ti chiedi con che cosa lavarti i denti visto che hanno raccomandato a NON usare l'acqua del rubinetto, sono le tre. Ti butti finalmente sul letto (=materasso per terra) e con fatica prendi sonno nell'ambiente nuovo, ed ecco che alle 4 e mezza cinque comincia la sveglia locale: in stereofonia dai quattro punti cardinali, tutte le moschee della città ti chiamano alla preghiera e ti invitano di iniziare la nuova giornata. Siamo storditi e ovviamente non ci si addormenta più, anche perché vanno avanti a raccontarcela su con voce più o meno aggressiva e suadente (in verità sempre gli stessi nastri trasmessi da altoparlanti gracchianti) almeno fino alle 6, momento in cui praticamente di botto viene chiaro e non riesci più a chiudere occhio perché non ci sono le tapparelle. La cantilena pian piano si miscela con i primi rumori della città: lo sbattere delle porte delle case, ovviamente in metallo, i clacson e motori del traffico, le grida dai pulmini SOTRAMA, servizio di trasporto pubblico, dai quali hanno l'abitudine di chiamare i clienti per strada con gesta animate, pugni sulla carozzeria e urla concitate. Una cacofonia indescrivibile che ci accompagnerà per tutta la giornata. Insomma, siamo in una grande città, mica in un villaggio...
 
Corrente elettrica  
Siamo talmente abituati ad averla, che diventiamo fobici quando con c'è.
Qui capita, inaspettatamente. NON quando pensi, magari durante l'ennesimo temporale che piega le antenne della TV e fa ballare i grossi pali della luce per strada, no, tranquillamente senza preavviso la mattina alle 10 in pieno sole, giusto dopo aver fatto la spesa e messo in frigorifero la preziosa carne che secondo te già deve aver subito qualche trauma irreversibile durante il percorso in macchina a temperatura ambiente di circa 35 gradi. Tacitamente non si apre più lo sportello per non far uscire l'altrettanto prezioso freddo, bevendo acqua tiepida per tutta la durata del blackout, ma dentro si scioglie il poco giacchio e si depone sul cibo, per poi uscire come acqua sotto, allargando la cucina. Abbiamo imparato, tutto rigorosamente nei contenitori, o sotto i coperchi, anche le scatole dei formaggini chiusi, e strofinacci sul pavimento, se no si inzuppa tutto.
I più previdenti girano con la pila in tasca anche di giorno, e la sera si fa la lotta per le prese di corrente, peraltro non compatibili con certe spine in uso da noi: telefonici e macchine fotografiche da caricare, senza staccare le macchinette con le piastrine antizanzare sparse per casa, un impresa da progettista elettrico con specializzazione in cablaggio antinfortunistico: non sotto le finestre, perché potrebbe piovere dentro, non nei passaggi perché potrebbe inciamparci qualcuno durante i momenti di mancanza di corrente notturni, non provvisto di pila ...
 
Frigorifero
Altra sfida: di provenienza incerta e dal passato ignoto, i frigoriferi maliani hanno vita loro: non sono dotati di luce, si accendo e spengono quando vogliono, la regolazione della temperatura non funziona anche in presenza di apposito regolatore. Una volta ne avevamo tre: uno in dotazione alla casa presa in affitto, rotto, uno destinato ai campisti, rotto pure lui per solidarietà con l'altro,  e un terzo, preso in prestito da un volontario locale, piccolino, imprevedibile pure lui, e così alla fine non abbiamo mai comprato la carne. Fortunatamente la casa era abbastanza grande da ospitare il trio frigorifero, con il vantaggio di avere qualche piano di appoggio in più ...
 
Ventilatore
Unico elettrodomestico del quale ci si può fidare (se c'è la corrente). Occorre ripararli all'arrivo, ma poi fedelmente girano e girano e girano. Se condividi la stanza devi solo metterti d'accordo sulla velocità, dopo aver imparato che 1 (numero basso) vuol dire velocità alta e 5 (numero alto) vuol dire velocità bassa. C'è chi non si abitua neanche dopo due settimane di campo di lavoro, e così lo spostamento della rotellina è una delle occupazioni collettive più frequenti durante la permanenza in casa: lo vorrei alzare, no per favore abbassiamo un po', dove cavolo è lo zero, scusa, volevo aumentare un po' la velocità...  Del ventilatore ti puoi fidare a anche a livello di consumo elettrico: siccome è bene comune, nessuno si prende la briga di spegnerlo se lascia la stanza per ultimo, anche perché il rumore di questa specie di frullatore diventa endemico e non ci si accorge praticamente più. Ci si accorge solo quando arriva la bolletta ...
 
Anofele
Si chiama così la piccolissima bestia che ci incute più timori di un leone. Trasmette la malaria ed è l'incubo da queste parti di ogni volontario o turista che sia . E' attiva di notte, dicono, ma meglio non fidarsi. Così ci facciamo le flebo di repellente, ci impasticchiamo di prodotti chimici per la profilassi, impiantiamo aggeggi elettronici di sterminio di massa in tutti gli angoli della casa, giriamo armati di racchette e vediamo in ogni punto nero mobile sulla parete una potenziale assassina che va prontamente abbattuta con ciabattate, strofinacciate, colpi di mano o con quel che capita, lasciando altrettanti punti neri, ora permanenti.
La fisima dell'anofele viene accompagnata dalla fobia delle sue punture. Il conteggio degli attacchi subiti rappresenta una delle attività più appassionanti del volontario durante le ore di pausa (e non), ognuno tiene una contabilità minuziosa di ogni sospetto punto di introduzione di pungilione velenifero e reputa suo compito informarne costantemente gli altri. Visto che non c'è la televisione, la sera capita di giocare a carte, ma si fa fatica perché una mano serve per azionare la racchetta o per scacciare questi piccoli volatili dalla propria area vitale, e al momento di segnare il punteggio, devi sempre verificare che quello comunicato non sia quello dell'ultimo aggiornamento dei morsi di zanzara collezionati dall'uno o dall'altro giocatore...
Comunque non scherziamo, la malaria è un problema serio che può colpire anche il volontario più cauto imbevuto di farmaci, dotato di scafandro da palombaro e armato di ammazzazanzare. Quindi: avanti tutta, come Bond nel primo 007.
Per saperne di più ...
 
Alimentazione
Caratterizzata dalla mancanza di una vasta scelta di materia prima e prodotti trasformati DOC, DOP e IGP alla quale siamo abituati,  il cibo rappresenta un capitolo a se. Si mangia a sufficienza, si mangia anche bene se cucinato bene, ma si mangia sempre la stessa cosa. La spesa della carne la facciamo al supermercato libanese una volta la settimana (il trasferimento per andare da quello più vicino lungo le rive del Niger costa di più della carne stessa), e con l'affidabilità del frigo non ne prendiamo che per due pasti. I prodotti nostri, tutti di importazione, sono inabbordabili: 5 Euro per una vaschetta da 200 g un noto formaggio dal gusto unico, fresco e cremoso che va tanto di moda da noi, beh, con i soldi necessari per sfamare un gruppo di 12 volontari si potrebbe avviare un progetto di microcredito. E così si è costretti di affidarsi agli antipodi della cucina alternativa: vegetariano o cibo in scatola di origine esotica. Ravioli à la sauce italienne made in France, che neanche un tedesco mangerebbe, wuerstel di pollo fabbricati non si sa dove (che neanche un tedesco mangerebbe), olive marocchine, tonno tailandese, pasta egiziana ... grazie alla globalizzazione c'è l'imbarazzo della scelta (imbarazzante non tanto per la quantità, quanto per la qualità). Meglio allora la cucina vegetariana: patate, pomodori, cetrioli. Insalata meglio no, a meno che, per prevenire il rischio d'infezione da batteri enterici, non la si metta nel bicarbonato per tre giorni di fila rendendola innocua ma incommestibile. Altre verdure locali hanno un gusto troppo particolare per noi, e così girano sempre patate pomodori e cetrioli. Ma si sopravvive e riusciamo a prenderci lo stesso la nostra dose abituale di Kcal. Pensare che qui vivono neanche con un terzo delle nostre calorie al giorno ...
 
Volontari 2013, Vi aspettiamo
Hilde, Erasmo

NON notizie da Bamako

Da più di una settimana due nostri volontari sono arrivati in Mali per seguire i nostri progetti.

Sempre abbastanza lontano dalla ribalta della stampa internazionale, una volta noto come una delle democrazie più stabili e pacifiche dell'Africa sub-sahariana, ultimamente il paese ha conosciuto momenti di fama inconsueta e dubbia: colpo di stato ... occupazione di una vasta zona settentrionale da parte di fondamentalisti islamici ... creazione di uno stato indipendente al nord ... introduzione della legge islamica a Gao, Kidal e Timbuctu ... centinaia di migliaia di profughi .... intervento militare dei francesi ... liberazione della maggior parte delle zone occupate ... ed ora elezioni presidenziali, fissate per il 28 luglio, con dispiegamento di 12.000 caschi blu. Sappiamo che al nord, soprattuto a Kidal, la situazione è tesa e i civili non se la passano ancora bene, ma come si sta a Bamako, a 1500 chilometri di distanza, in quest momento? Ci aspettiamo notizie allarmanti ...

Ecco cosa ci scrivono dal quartiere dove vivono ora i nostri volontari e dove si trovano oltre alle famiglie di più di 150 bambini sostenuti a distanza tre dei nostri più importanti progetti di sviluppo in Mali: il Centro di Ascolto OASIS, la Scuola materna ed elementare Silo, e la Biblioteca umanista "Espoir Pour Tous".


Kalaban Coura, 12 luglio 2013

Siamo qui da qualche giorno e cerchiamo di captare a tutti i costi dei riscontri su quanto letto nella stampa negli ultimi mesi. Ma che fatica: almeno superficialmente ci sembra tutto uguale: nulla è cambiato rispetto a qualche anno fa, anzi ...

Caschi blu: rarissimi, sono quelli dei pochi proprietari di motociclette che hanno seguito la legge recentemente introdotta sull'obbligatorietà del copricapo protettivo ... molto di più di moda il nero, sempre che uno abbia i soldi per acquistarlo. Chissà dove sono quelli inviati dall'Onu, probabilmente a presenziare future seggi elettorali in campagna o intorno alle sedi governative qui a Bamako dalle quali noi però facciamo un giro ben largo ...

Legge islamica: sembra di vivere su un altro pianeta. Il 10 luglio è iniziato ufficialmente il Ramadan, mese del digiuno: eppure i piccoli negozietti che abbiamo visto crescere negli ultimi anni come i funghi, sono aperti e sono pieni di clienti... e qualcuno tra gli adulti dichiara tranquillamente che non osserverà il digiuno, forse si, fra un po' di giorni, si vedrà... Incontriamo le ragazze del centro e della scuola: come far capire alle nostre giovani volontarie che fra un po' ci raggiungeranno che occorre coprirsi, vestire con pudore, non mostrare troppo? Qui le ragazze sembrano scatenate, gli orli delle gonne salgono sempre di più e sui telefonini girano foto e autoritratti degni dei nostri più spinti spettacoli televisivi serali. Degno anche di un manifesto da Oktoberfest il cartellone pubblicitario per la birra sopra il tetto dell'albergo qui accanto.

Profughi: pochi sono arrivati nella capitale, e qui si sono sparsi sulle famiglie dei parenti e degli amici; molti sfollati sono rientrati nei luoghi di provenienza, non si vedono "nuovi" mendicanti, sono sempre solo i bimbi delle scuole coraniche a chiedere l'elemosina ai semafori ... ci dicono che c'è più povertà ... ma come distinguere una povertà estrema da una povertà ancora più estrema?  In fondo in fondo alla classifica dei paesi più poveri del mondo, per noi peggio di così non si può, è difficile percepire la differenza del prima e dopo la crisi ... poi ci dicono che le famiglie non riescono a pagare le rette scolastiche perché ci sono più bocche da sfamare, con la crisi non c'è lavoro, ma questo ovviamene è poco visibile girando per le strade del quartiere...

Elezioni: ci aspettavamo cortei, comizi e discussioni in piazza, cartelloni ... niente, qualche poster attaccato qua e la, qualche volantino economico (15 x 20) distribuito a colpi di vento per le strade, a confermare il senso etimologico del termine. Chiediamo informazioni, sì sì, si faranno, 35 candidati, no 29, 112 partiti, ah ci vorrà il secondo turno, chissà. Unica cosa veramente tangibile: la nuova tessera elettorale! Tutti (o quasi) ce l'hanno, tutto la esibiscono con orgoglio. Non c'è uomo che indossi una camicia che non estragga subito con gesto enfatico la propria tessera dal taschino sul petto. O quella della madre appena ritirata dall'ufficio addetto: bella, plastificata ... da far invidia. Ci stupisce il fatto che una buona percentuale della popolazione adulta venga identificata tramite la professione "Studente", e che non ci sia una data di scadenza. Così fra vent'anni sarà ancora studente chi nel frattempo ha concluso gli studi, fa l'avvocato o magari diventa ministro ... d'altra parte è un modo elegante per non scrivere "disoccupato" ... I profughi e una buona parte della popolazione nei villaggi e chi non è mai stato censito all'anagrafe (cosa normalissima qui, come avere scritto sul diploma di scuola media ... nato/a "verso il 2001") non voteranno, pazienza, ma la voglia di fare queste elezioni è grandissima ... non se ne può più della situazione di stallo, non vedono l'ora che finisca, che ci sia una tregua ... che si possa davvero tornare alla normalità di sempre.

Quello che si vede (o meglio quello che ci sembra diverso perché NON si vede), è la più assoluta mancanza di visi pallidi, europei o cinesi che siano. Non che ce ne fossero mai stati tanti, ma qualche operatore umanitario in più, qualche lavoratore cinese nei cantieri, qualche turista sparso ... no, quelli non si vedono più, almeno qui nel quartiere. Siamo ancora più soli, e per questo più benvoluti che mai. Dei mille giornalisti che si dice siano arrivati nel paese dopo l'intervento militare dei francesi in gennaio, nessuna traccia, si saranno riversati anche loro insieme ai caschi blu nei posti che per ora noi evitiamo di frequentare ...

E così girando per il nostro quartiere, tra gente che ci conosce e che conosciamo da anni, tutto ci sembra come prima, e siamo contenti di NON avere notizie, per il momento !!!

Hilde, Erasmo

Grande festa di fine anno alla Garderie UnAutreMonde

Senegal - Garderie UnAutremonde (Dakar)
Maurizio Polenghi
6 luglio 2013



Sabato, dalle sette di mattina, le aule dell'asilo sono già occupate per gli ultimi preparativi per la festa di fine anno scolastico. A differenza delle scorse edizioni, quest'anno i genitori degli allievi hanno partecipato in prima persona alla organizzazione, costituendo diverse equipe con funzioni diverse (raccolta sponsor, logistica, materiali, impianto sonoro, tensostruttura, sedie etc).
I risultati del "comitato festa" sono stati ottimi. Lo testimonia l'enorme tensostruttura che occupa per una lunghezza di quasi 50 metri  già da ieri la strada di fronte all'ingresso dell'asilo, le 150 sedie argentate, il palchetto su cui si esibiranno gli allievi (non molto a norma 626, per i miei occhi occidentali, assolutamente perfetto per quelli più pratici dei senegalesi), due enormi frigo pieni di bibite e succhi di frutta.
Il via vai è addirittura frenetico man mano che l'orario dell'inizio della festa si avvicina (le 16.00), una mamma porta un numero imprecisato di bignè, mentre tutto il personale dell'asilo ripassa il ricco programma dell'evento. Verso le 15.00  sbarcano 4 enormi casse audio, un amplificatore, il mixer e un dj dall'aspetto apparentemente tranquillo. Due minuti dopo per tutto il quartiere di Gibraltar, fino agli inizi di Medina risuona una musica assolutamente  scatenata, selezionata abilmente dal dj.
E' il primo inequivocabile segnale di richiamo.... alcuni allievi accompagnati dai genitori iniziano ad arrivare e a prendere posto.
Tutto il personale si veste a festa, con vestitoni tradizionali azzurri con ricami personalizzati. Verso le 16.30 la tensostruttura è strapiena. Vicini al palco siedono composti i 75 allievi della Garderie Unautremonde tutti vestiti con un completo di tessuto wax coordinato. Qualche metro più in là siedono i genitori e i fratelli più grandi. Si cercano altre sedie. La festa comincia.
Gli allievi si alzano in piedi, imitati da tutti, e cantano a squarciagola l'inno senegalese. Subito dopo il direttore Amadi Sonko prende la parola, ringrazia tutti e da' il via al programma.
Tutte le classi, dagli allievi più piccoli (1 anno e mezzo) fino ai più grandi (gli allievi della seconda elementare) salgano sul palco insieme ai maestri recitando poesie, composizioni e canzoni.
Tutti applaudono estasiati, molti si commuovono.
Viene data la parola ad alcuni genitori del "comitato festa" che ringraziano tutto il personale dell'asilo per l'impegno e la qualità del percorso educativo.
Prende la parola anche Awa Marie Coll Seck, la Ministra della Sanità del Senegal. La figlia di sua figlia è un'allieva dell'asilo e sottolinea brevemente l'unicità dell'asilo, il suo progetto di integrazione educativa tra famiglie abbienti e meno abbienti, "un'incredibile realtà".
Dopo lo sketch dell'attore Sanekh 2, continuano le esibizioni delle classi. Verso la fine la grande sorpresa. Prima gli allievi della prima e seconda elementare eseguono una danza sincronizzata con una musica mblax. Poi gli allievi della classe più grande dell'asilo, che si sono nel frattempo cambiati d'abito, eseguono a coppie uno spettacolo di danza salsa che termina con i maschietti che sollevano in braccio le loro compagne.
L'intera strada impazzisce. Tutti ballano e applaudono.
I bambini regalano ai genitori del comitato un cartoncino colorato con le loro impronte delle mani.
Si distribuiscono i dolci e le bevande. E ormai sera, la festa è finita ma tutti continuano a restare sotto la tensostruttura. Nessuno vuole essere il primo ad andarsene.
Per vedere alcune immagini della festa clicca qui



La visita di Barack Obama tra inchini e proteste

SENEGAL - Gigantesco apparato di sicurezza, anche Usa
Maurizio Polenghi, Amadi Sonko - DAKAR*

Gli Stati Uniti hanno preso il controllo del Senegal in occasione della prima visita del presidente Barack Obama, accompagnato da moglie e figlie, nel paese della «Terranga». Il gigantesco apparato di sicurezza imposto dagli Stati Uniti al governo di Macky Sall in occasione della visita di Barack Obama In Senegal (la prima tappa della settimana «africana» del presidente e famiglia, attesi poi in Tanzania e Sudafrica) è entrato in pieno regime da oltre una settimana.
A farne le spese un centinaio di respinti alla frontiera con la Mauritania, colpevoli di avere un aspetto da fiancheggiatore dell'Aqmi (la formazione militare di Al Qaeda per il Magreb Islamico) e documenti non del tutto in regola, la principessa Shaika Mowza del Qatar, cacciata con tutto il suo entourage come indesiderabile, e grandi stravaganti (e inutili) operazioni di pulizia e rimessa in ordine dei 24 quartieri di Dakar che rimasti chiusi alla circolazione di mezzi e pedoni a turno da dal 26 al 28 giugno, presidiati da un manipolo misto di oltre 1000 agenti americani e senegalesi armati fino ai denti.
Sbarcati mercoledì sera all'aeroporto Leopold Sedar Senghor di Dakar con un'ora e mezzo di ritardo rispetto alla tabella di marcia, la famiglia Obama è stata accolta da tutti i ministri del governo in diretta televisiva. Strette di mano, foto e riprese per immortalare l'evento dell'anno.
La visita dell'americano più potente del mondo, fortemente richiesta dal presidente della repubblica Macky Sall lo scorso 28 marzo durante una riunione alle Nazioni Unite per ragioni di prestigio e di interessi economici, rischia però di trasformarsi in un'occupazione militarizzata.
Gli abitanti dell'isola di Goree, il patrimonio dell'Unesco contro la tratta degli schiavi, sono già scesi sul piede di guerra, con i ricordi umilianti dell'ultima visita di un presidente degli Stati Uniti nel 2003 (era Bush), quando per due giorni sono stati tenuti «prigionieri» nell'isola, senza alcuna possibilità di muoversi, sotto il costante controllo armato dell'esercito. In alcune strade dei 24 quartieri interessati dal dispositivo di sicurezza a stelle e strisce, i commercianti più poveri sono stati invitati a chiudere le loro attività, mentre a quelli ricchi è stata concessa l'autorizzazione a continuare a fare affari. La circolazione già caotica della capitale è definitivamente impazzita.
Sui mass media locali, nei mercati, per le strade, tra la gente infuria il dibattito. Di chi ha paura il presidente americano? Ma soprattutto, a che o a chi serve questa visita di Obama?
La situazione economica del Senegal resta in bilico tra gli aumenti continui dei prezzi dei beni di prima necessità (zucchero e farina), la scarsità di greggio, l'insufficienza della rete elettrica (sono già ricominciati i black out a macchia di leopardo) e l'elevatissimo numero di disoccupati (soprattutto giovani). Macky Sall nell'incontro di ieri sperava di ottenere altri prestiti, ricevere ancora sovvenzioni e aprire nuovi mercati grazie all'intermediazione di Barack Obama.
Il Senegal, per la sua posizione geografica e strategica è di fatto la porta di accesso per tutti gli Stati dell'africa dell'Ovest. Sul piano internazionale viene sfoggiato come una delle democrazie più stabili della zona. Poco importa che proprio in questi giorni il MFDC (Movimento delle Force Democratiche della Casamance), l'ala più bellicosa e armata che si contrappone da trentanni allo stato centrale di Dakar in una delle guerre civili più striscianti e meno conosciute, ha comunicato la sua indisponibilità a liberare i nove ostaggi (operatori nello sminamento delle mine anti-uomo) sequestrati da diverso tempo. Il tentativo è quello di alzare il livello dello scontro approfittando della visibilità che il Senegal avrà con la visita di Obama.
Lo stesso ragionamento sta alla base della campagna di sit in che il Pds (il partito dell'ex presidente Wade) metterà in campo nei prossimi giorni per protestare contro l'arresto del figlio Karim e dei suoi complici accusati (e detenuti da oltre 3 mesi) di arricchimento illecito, corruzione etc..
E non sarà una coincidenza se proprio in questa settimana i parenti delle vittime delle violenze pre elettorali del 2011/2012 (8 giovanissimi morti e almeno 36 casi di torture e arresti ingiustificati) sono stati contattati da esponenti del governo per concludere il processo di indennizzazione aperto oltre un anno fa.
Così se da una parte Barack Obama viene vissuto come una star in grado di favorire la risoluzione di qualunque tipo di problema solo con la sua presenza, dall'altra viene considerato un ospite complicato, pretenzioso, quasi pauroso e scomodo che limita la libertà di circolazione nella propria città, nel proprio quartiere. E per i Senegalesi, assolutamente orgogliosi della loro proverbiale Terranga (ospitalità) questo è un affronto quasi imperdonabile.
* volontari di UnAltroMondo Onlus

Pubblicato su "Il Manifesto" 28 giugno 2013
 
 
 

Dopo l'arresto del potentissimo Karim, figlio dell'ex presidente

Senegal/ DOPO L'ARRESTO DEL POTENTISSIMO KARIM, FIGLIO DELL'EX PRESIDENTE
In piazza per il superministro Ma i nostalgici di Wade fanno flop
ARTICOLO - Maurizio Polenghi, Amady Sonko DAKAR

 
Il colpaccio della corte speciale contro l'«arricchimento illecito» rilancia Macky Sall e oscura per un po' le difficoltà che sta incontrando il «nuovo corso»
DAKAR
Martedì 23 aprile. La data della mobilitazione nazionale organizzata dal Partito democratico senegalese (Pds), il partito dell'ex presidente della Repubblica che ha tenuto in pugno il paese dal 2000 al 2012, non è stata scelta a caso. Era il 23 giugno del 2011 quando una folla immensa e inferocita di giovani senegalesi si riversò davanti all'assemblea nazionale, costringendo il presidente Wade a ritirare la scellerata riforma costituzionale per la creazione del vice presidente, l'ultimo disperato tentativo di installare il figlio Karim come suo successore.
Ma un'altra data resterà impressa a lungo in Senegal. Lunedì 15 aprile alle ore 17,30 Karim Wade, l'ex «super ministro di cielo e di terra» (è stato ministro dei trasporti, ministro delle infrastrutture e ministro delle energie e tecnologie) è finito in manette nella caserma Semba Diéry Diallo di Colobane, a Dakar, su ordine di Alioune Ndao, il procuratore della Corte Superiore contro l'Arricchimento Illecito, tribunale speciale fortemente voluto e reso operativo nei primi mesi del "nuovo corso" presidenziale di Macky Sall. Accusato di aver sottratto oltre 1 miliardo di euro dalle casse statali durante i 12 anni di presidenza paterna, Karim è attualmente detenuto nel carcere di Rebeuss. Rischia 10 anni di prigione e un risarcimento di almeno 2 miliardi di euro.
Nel giro di pochi minuti la notizia ha attraversato tutto il paese innescando un caleidoscopio di reazioni diverse e contrapposte. L'indice di gradimento di Macky Sall si è impennato e anche i senegalesi più delusi dai risultati raggiunti nel suo primo anno alla guida del paese, hanno riconosciuto la sua determinazione nell'innescare un processo di restaurazione dell'apparato giudiziario in grado di eliminare tutte le immunità assicurate fino ad oggi ai potenti del Senegal.
I mass media si sono incendiati sommergendo i senegalesi con una valanga di notizie, indiscrezioni, commenti e opinioni, dall'analisi dettagliata dei circuiti economici creati da Karim Wade ai cinque prestanomi da lui usati per spostare capitali dalle casse statali alla costellazione di società off shore sparse per tutti i paradisi fiscali possibili, al tragicomico reportage del suo ingresso al carcere di Rebeuss, ridicolizzato per la sua umida preoccupazione nel doversi separare dai suoi gris gris (amuleti portafortuna tradizionali).
Dalla parte opposta, capitanati dallo sconfitto Abdoulaye Wade, al sicuro in Francia, i fedelissimi del Pds si sono scatenati in una campagna feroce per cercare di deligittimare i risultati della Corte Superiore contro l'Arricchimento Illecito, denigrare il procuratore Alioune Ndao, arrivando a depositare stravaganti denunce di presunte violazione dei diritti umani subite da Karim.
La manifestazione di martedì era annunciata come la mobilitazione più importante. Il giorno della "riscossa", che ha visto sfilare circa 5000 militanti vestiti di blu e giallo, i colori storici del Pds, lungo Avenue Charles de Gaulle (Centenaire) sfiorando Piazza dell'Obelisco, teatro di tutte le storiche manifestazioni anti regime di Wade. Su cartelli artigianali si potevano leggere le scritte più disparate, da «no al governo fascista» a «liberate Karim, martire della libertà».
Poco lontano tanti curiosi commentavano divertiti la "prova di forza" del Pds, molto lontana dai «milioni di senegalesi indignati» promessi dai dirigenti alla vigilia. La scarsa partecipazione dei giovani al corteo ha poi sottolineato ancora una volta quali sono stati i veri protagonisti del cambiamento. Che nonostante i passi intrapresi dal governo di Macky Sall, resta ancora molto lontano.
La stessa coalizione Benno Bokk Yaakaar (Uniti per la speranza), vittoriosa alle elezioni presidenziali, sta lentamente disfacendosi in vista delle prossime elezioni amministrative previste per il 2014, e il partito Alleanza per la Repubblica (Apr) di Macky Sall si sta frammentando in correnti sempre più litigiose nella tradizionale scelta delle candidature per i dipartimenti più importanti e determinanti.
Del resto i problemi di questo paese non sono solo quelli giudiziari. A ricordarlo è l'eco dello scoppio ripetuto delle granate lanciate dalla polizia in tenuta anti sommossa contro gli studenti dell'Università di Dakar, in agitazione da oltre due settimane per il mancato pagamento delle borse di studio.
* Volontari UnAltroMondo Onlus
 
Pubblicato su "Il manifesto" 26 aprile 2013
 

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