Non facciamo uccidere Amir! Firma la petizione on-line
Email: info@unaltromondo.it
Lunedì 4 settembre Amir K., cittadino pakistano residente da oltre 2 anni ad Arezzo, è stato fermato per accertamenti e, dopo una giornata di interrogatori, è stato portato nel Centro di Permanenza Temporanea di via Corelli a Milano con un decreto di espulsione.
Amir è un ragazzo di 23 anni che, da quando è in Italia, è impegnato attivamente come volontario in iniziative non violente, contro la discriminazione e per l’apertura al dialogo tra le culture e le religioni (corsi di lingua per immigrati, campagna nazionale per il dialogo tra le religioni, raccolta firme per adibire aree di sepoltura a ogni credo, promotore di un mensile multietnico, etc.).
Non essendo rientrato in nessuna sanatoria né decreto flussi, la sua attuale situazione è di clandestino.
Amir ha dovuto lasciare il proprio paese per motivi religiosi: appartiene a una minoranza sciita e per questo è stato perseguitato e minacciato di morte (esiste un’accurata documentazione della sua situazione); solo nell’ultimo periodo, nella sua città, sono state uccise 41 persone per lo stesso motivo, quindi rimpatriarlo adesso significa condannarlo a morte.
Questa è un’ulteriore dimostrazione che sia necessaria una nuova legge sull’immigrazione nella quale lo straniero non venga considerato e trattato come un delinquente solo perché non ha un permesso di soggiorno.
Già oggi molti cittadini italiani amici di Amir stanno raccogliendo e sottoscrivendo migliaia di richieste per il suo asilo politico.
Per questo è attivo un sito nel quale firmare la petizione e aderire all'iniziativa:
Venerdì 08 settembre Unaltromondo ha aderito al presidio organizzato davanti al CPT Corelli, a Milano. Si sono interessati al caso, anche il Consigliere regionale della regione Lombardia, Luciano Muhlbauer e il Sottosegretario del ministero dell'Interno con delega all'Immigrazione, Marcella Lucidi.
Giovedì 14 settembre, si riunirà la Commissione Prefettizia di Milano che deciderà se accogliere la richiesta di asilo politico presentata da Amir.
La rapidità con cui è stato convocato l’incontro della commissione, con molta probabilità, non permetterà l’arrivo nei tempi necessari, di ulteriori documenti inviati dal Pakistan, che comprovano la situazione di grave pericolo a cui Amir incorre se verrà rimpatriato.
Gli obiettivi di questa campagna sono:
nell’immediato, la liberazione di Amir ed il riconoscimento dello status di rifugiato.
Contemporaneamente la denuncia e la lotta per la chiusura di tutti i CPT (Centro di Permanenza Temporanea) e l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata, perché purtroppo Amir non è un caso isolato.
Non permettiamo alla burocrazia di vincere sulla vita.