Diario di viaggio senegalese - Sgombero
Tutto inizia verso le sei di mattina di sabato. Cinque cammionette dell’esercito arrivano sulla strada dell’Ecole Dior parcheggiando in cinque angoli strategici in prossimità del mercato. Con un gran fragore scendono dalle cammionette militari in tenuta antisommossa con caschi e mitra. Uno imbraccia persino un bazooka. Dalle boutique del mercato, già aperte nonostante l’ora, si iniziano a levare urla disperate. Lo sgombero che era stato annunciato più volte e più volte rimandato verrà eseguito stamattina, ultimo atto di un’intricata vicenda di scartoffie e di speculazione finanziaria che ha come protagonisti il sindaco di parcelles, il responsabile dell’HLM, la società edile che ha realizzato la costruzione di tutto il quartiere, e i rivenditori del mercato Dior.
Praticamente una vasta area del mercato Dior era stato venduto o affittato da proprietari che non avevano pagato tutta la quota di acquisto delle boutique all’Hlm. Il sindaco di Parcelles ha in seguito acquistato per pochi soldi il terreno all’Hlm e ha emesso un’ordinanza comunale dove, adducendo a problemi di sicurezza e di mancanza di igiene, ha promulgato la costruzione di nuove boutique e l’abbattimento delle vecchie. Ai rivenditori è stata data la splendida possibilità di acquistare un posto nelle nuove boutique (al costo di 3.000.000 di franchi cfa) o di andarsene senza far storie. La maggioranza, che era già stata fregata in precedenza, ha deciso di restare ad oltranza, almeno fino a stamattina.
Verso le nove di mattina arriva un bulldozer. Ormai tutto il mercato è un andirivieni di gente che trasporta a mano o con carretti tutto il contenuto delle boutique. I bambini e diverse donne piangono disperate davanti ai militari che ridono divertiti.
Alcuni giovani tentano una protesta più accesa, ma con poche spintonate i militari anestetizzano qualunque desiderio di rivolta.
Ad un certo punto il bulldozer innesca la marcia e inizia a demolire le prime boutique con un frastuono assordante, sollevando un’incredibile nuvola di polvere e schegge di qualunque materiale, dal legno a barattoli di plastica.
Sulla strada c’è tutto il quartiere che guarda con le lacrime agli occhi e la rabbia palpabile, a fior di pelle.
In mezzora quello che era uno degli angoli più caratteristici della zona, il mercato Dior, è ridotto ad una spianata di detriti e calcinacci.
Poco lontano, una costruzione vuota e bianca immacolata sembra guardare divertita la scena. E’ un primo lotto delle nuove boutique fatte costruire dal sindaco.
Nei giorni successivi osservo con piacere che tutte le stradine limitrofe al quello che resta del mercato sono state invase da una quantità impressionante di bancarelle improvvisate, spesso fatte di stracce dove i rivenditori sfrattati continuano ad esporre le loro chincaglierie con una splendida irriverenza.