Togo - Altri dati sul Togo

Tipo di governo: Repubblica presidenziale dal 1969

Reddito procapite: 270 dollari USA all'anno

Malattia più diffusa: Il 30% della popolazione è colpito dall’Aids, il tasso di vaccinazione è intorno al 50%.

Indice di sviluppo umano (HDI): 141° al mondo (dati 2001)

Speranza di vita: La speranza di vita non supera i 50 anni

Percentuale di analfabetismo: solo 1/3 degli abitanti va a scuola, ma la maggior parte di loro si ferma alle medie

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- Numero di abitanti: Circa 5.153.000

- Capitale: Lome

- Indipendenza raggiunta: Nell'aprile del 1960 la parte francese si proclamò indipendente con il nome di Togo. Nel 1963 il Togo diventò il primo paese del continente a subire un colpo di stato militare dopo l'indipendenza (da allora in Africa ve ne sono stati almeno due all'anno, più molti altri tentativi andati a vuoto).

- Lingua: La lingua ufficiale è il francese, ma circa metà degli abitanti parla o capisce l'ewé; la seconda lingua africana maggiormente diffusa è il kabyé.

- Popolazione: Il Togo, ossia il "Paese sulla costa della laguna" (da "to", laguna, e "go", costa), era abitato originariamente da popolazioni paleonegritiche suddivise in piccole tribù di agricoltori itineranti (Tingedane, Tamberma, Bassari, Kabure o Kabre); successivamente fu invaso da genti sudanesi appartenenti alla stirpe dei Mossi e gruppi affini, provenienti da nord, che crearono effimeri Stati. Nelle regioni meridionali la massiccia invasione degli Ewe (secoli XII-XIV) portò all'unificazione degli autoctoni: gli Ewe costituirono una sorta di federazione che contrastò ai gruppi Mossi l'egemonia sul Paese fino a quando la tratta degli schiavi prima e la penetrazione europea poi ridussero, alla fine del XIX secolo, il Paese alla completa anarchia. Il fatto che il Togo non abbia mai conosciuto potenti ed evoluti organismi statali in grado di imprimere alle varie popolazioni una certa omogeneizzazione culturale ha avuto un ruolo di primaria importanza nel determinare le vicende del popolamento, caratterizzato ancora oggi dalla convivenza di decine di gruppi etnici ben distinti fra loro; i principali sono gli Ewe (44%), i Kabre (27%), gli Uaci (Ouatchis, 16%), quindi i Losso, i Mina, i Mossi ecc. Nel 1997 i Togolesi erano stimati ammontare a 4.736.000 abitanti; la densità pone il Paese fra quelli più popolosi dell'Africa occidentale. Le regioni meridionali, specie quella Marittima, sono le aree di più fitto insediamento; i gruppi più rappresentativi (Ewe, Uaci, Mina) sono agricoltori sedentari. Per contro il centro e le regioni settentrionali presentano densità molto inferiori alla media e sono popolati da gruppi di seminomadi, tra cui i Kabre. Gran parte della popolazione è rurale e vive in villaggi di piccole e medie dimensioni. Nel Sud il villaggio è caratterizzato da capanne rettangolari, specie nelle aree più popolate, spesso allineate lungo la strada; numerosi sono lungo il Lago Togo i villaggi palafitticoli dei pescatori. Nel Nord predomina invece il villaggio sudanese con le capanne circolari e in genere una distribuzione più svincolata dalle vie di comunicazione.

Il tasso di disoccupazione è oltre il 20%, l'inflazione oltre il 9% l'anno, ma dal 1990 non c'è stato alcun aumento dei salari. Il 60% della popolazione vive sotto la soglia della povertà (il 28% della popolazione urbana e il 78% della popolazione rurale).
Le condizioni sanitarie della popolazione rispecchiano questo quadro di fondo: la speranza di vita è di 50 anni, il tasso di mortalità dei bambini tra 0 e 5 anni è stimato tra il 125 e il 141 su mille (in pratica, 2.500 bambini morti ogni settimana), la mortalità materna è di 640 su centomila parti (in pratica, 25 partorienti muoiono ogni settimana); malaria, diarrea, malattie infettive e malnutrizione sono fra le principali cause di mortalità infantile. Il tasso di vaccinazione è intorno al 50%. Altri problemi sanitari di rilievo sono la carenza di vitamine (soprattutto A), particolarmente accentuata nelle zone settentrionali del paese, le malattie da carenza di iodio, che toccano il 18% della popolazione globale, e la dracunculosi (verme di Guinea), endemico nell'area. Nelle zone rurali solo il 41% della popolazione dispone di acqua potabile, e solo il 22% di latrine e impianti igienici.

Sul piano dell'istruzione le conseguenze della crisi economica sono state ancora più devastanti, mettendo a rischio non solo il diritto all'istruzione dei bambini - e soprattutto delle bambine - ma lo stesso sviluppo futuro del paese. "Da parte dei paesi occidentali vengono molti discorsi sulla democrazia - commentava amaramente un funzionario - ma pochi appoggi concreti alle riforme democratiche. Senza finanziamenti e aiuti per lo sviluppo dei programmi sociali ed educativi, sarà difficile che la democrazia metta solide radici, in Togo come nel resto dell'Africa".

- Economia: Il Paese presenta nel complesso un'economia povera, gravata da squilibri strutturali sia per quanto riguarda il non conseguito amalgama tra le decine di diversi gruppi etnici che popolano il Togo, sia per l'eccessivo peso che riveste tuttora l'agricoltura tra le varie attività produttive, sia per la gravosa dipendenza dal capitale estero, sia infine per la politica scellerata del presidente, fatta di accordi con aziende europee e di scarso interesse per la vita della popolazione.

- Cultura: Con una quarantina di gruppi etnici suddivisi fra circa 4 milioni di abitanti, la popolazione del Togo è una delle più eterogenee dell'Africa. Dal punto di vista culturale i gruppi etnici si distinguono per vari aspetti. Gli ewé ritengono che la nascita di due gemelli sia un evento di ottimo auspicio e offrono noci di cola e acqua a statuette raffiguranti gli spiriti gemelli (che vedrete in vendita nei mercati dei villaggi). Per i bassari invece la nascita di due gemelli è una grave disgrazia e un tempo essi uccidevano uno dei due o entrambi. Simili differenze si riscontrano anche nelle abitudini alimentari: nel sud gli ewé mangiano la carne di gatto e ritengono una barbarie consumare la carne di cane, mentre nel nord i kabyé mangiano la carne di cane ma non quella di gatto.

- Commercio: Gli scambi non sono molto intensi, né quelli interni né quelli con l'estero; il Togo esporta fosfati, cacao, caffè, noci di cocco, cotone ecc., mentre importa in prevalenza macchinari, combustibili, prodotti industriali vari, generi alimentari. Gli scambi più intensi si svolgono con la Francia (per circa 1/4), con la Germania, con la Costa d'Avorio e con la Nigeria per le importazioni, con il Canada, il Burkina Faso, la Francia e la Germania per le esportazioni.

- Industria: L'attività industriale è estremamente limitata; oltre a un importante stabilimento attrezzato per la lavorazione dei fosfati, si hanno solo piccole aziende, quasi tutte ubicate a Lomé e che per lo più trasformano i prodotti agricoli, producendo beni di largo consumo (oleifici, birrifici, cotonifici, calzaturifici, zuccherifici, saponifici ecc.), cui si aggiungono un cementificio e una raffineria di petrolio, entrata in funzione nel 1978 e che utilizza il greggio proveniente dalla Nigeria. È in progetto la realizzazione di uno stabilimento chimico per produrre localmente fertilizzanti, acido fosforico ecc.

- Risorse minerarie: I fosfati, scoperti in Togo nel 1952, assicurano un quarto del valore delle esportazioni; i principali giacimenti sono quello di Hahotoé, collegato per ferrovia al porto minerario di Kpémé, e quello di Akoupané. Il Paese possiede pure minerali di ferro e bauxite, ma la mancanza di infrastrutture ne rende lo sfruttamento antieconomico. Mancano i minerali energetici, per cui il Paese deve ricorrere a cospicue importazioni di petrolio, necessario tra l'altro per alimentare le centrali elettriche, quasi tutte termiche.

- Agricoltura: L'agricoltura è il settore portante dell'economia, in quanto copre il fabbisogno alimentare locale e consente discrete esportazioni; ben il 43% del territorio è coltivato. Fra i prodotti destinati al consumo interno prevalgono i cereali, come mais, miglio e riso, oltre alla manioca, diffusa un po' in tutto il territorio; a questi si aggiungono patate dolci, banane, agrumi (soprattutto arance), ortaggi; le principali colture di piantagione sono costituite da cacao, caffè, presente nel Togo centro-occidentale, palma da olio e da cocco, diffusa nella fascia meridionale, arachidi e cotone, coltivato nell'area centrale.

- Cucina: La cucina del Togo è una delle migliori dell'Africa occidentale e vi sono molti locali in cui potete provarla, specialmente a Lomé. Praticamente ogni cibo è servito con una salsa chiamata sauce e la maggior parte dei piatti è accompagnata da un amidaceo quale il riso, la pâte (fatta con miglio, mais, banane da legume, manioca o igname), l'ablo (a base di mais e zucchero), il monplé (preparato con mais fermenato) o il foufou (non chiedeteci cosa sia). Uno dei piatti più comuni è il riz sauce arachide, riso con salsa d'arachidi. Ogni regione ha le proprie specialità. Sulla costa è molto diffuso il lamounou déssi o sauce de poisson (salsa di pesce fresco), ma altre salse sono quelle di aglan (granchio), gboma (spinaci), tomate (pomodoro), aubergine (melanzana) ed épinard (spinaci). Altri piatti togolesi sono l'abobo (spiedini di lumache), l'egbo pinon (capra affumicata), il koklo mémé (pollo alla griglia con salsa al peperoncino) e il koliko (igname fritto), che si trova ovunque per le vie. Il vino di palma e lo tchakpallo (miglio fermentato) sono le bevande alcoliche più consumate rispettivamente nel sud e nel nord.

- Feste ed eventi: Se vi trovate nel paese durante la seconda settimana di settembre, non perdetevi la festa dei Guin che si svolge a Glidji. A partire da un giovedì, per quattro giorni gli abitanti della città celebrano la ricorrenza con sfilate, danze, bevute e altri rituali sacri e profani. La religione locale è il voodoo, quindi potrà capitarvi la bizzarra esperienza di vedere persone che cadono in trance.

- Religione: La popolazione del Togo è composta per il 20% da cristiani, per il 10% da musulmani e per il resto da animisti. La maggior parte dei cristiani vive nel sud ed è costituita prevalentemente dagli ewé. Altrettanti ewé però professano l'animismo e credono nella reincarnazione, uno dei principi fondamentali di questa credenza religiosa.

- Foreste e allevamento: Le foreste, benché occupino circa il 16% della superficie nazionale, appaiono fortemente degradate per l'irrazionale sfruttamento del passato, che le ha soprattutto impoverite delle essenze di pregio, sicché hanno ora scarsissimo valore economico. Del pari conta poco nell'economia nazionale l'allevamento, praticato quasi esclusivamente nel Nord del Paese e che è del tutto insufficiente alle necessità alimentari della popolazione (ovini, caprini, volatili da cortile, bovini, suini), sicché si deve ricorrere a massicce importazioni. Nella laguna costiera è invece tradizionalmente attiva la pesca, ma ancora una volta si deve dire che dà scarsi rendimenti a causa dell'impiego di tecniche arretrate.

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