Mali - Informazioni generali

Tipo di governo: Repubblica presidenziale dal 1992

Reddito procapite: 250 $ /anno

Malattia più diffusa: malaria, 1 bambino su 5 muore nei primi cinque anni di vita

Indice di sviluppo umano (HDI): 0,236 – occupa il 171° posto su 174 paesi

Speranza di vita: 46 anni

Percentuale di analfabetismo: 80%

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Il Mali, paese dell'Africa nordoccidentale, è attraversato a sud dal Niger, secondo fiume per lunghezza (ben 4000 chilometri) del continente africano, che disegna una grande ansa lungo la quale si sono sviluppate le città più importanti, nelle quali si concentra la maggior parte della popolazione: Segou, Djenné (la città medioevale meglio conservata, celebre per la sua moschea di sabbia), Mopti (attivo porto alla confluenza del Niger con il fiume Bani), Timbuctù (punto d’arrivo dell’antica via carovaniera che collegava Arabia e Africa Nera), Gao e Bamako, la capitale.

La parte settentrionale del paese è interamente occupata dal deserto; a sud si entra nella regione del Sahel, inizialmente semi-arida, e sempre più fertile a mano a mano che ci si avvicina alla Costa d’Avorio.Il clima tropicale alterna un periodo secco, ad uno umido, nel quale si concentrano le precipitazioni, particolarmente abbondanti a sud. Le temperature sono in genere molto elevate, con massime intorno ai 45°, specie nel periodo secco.

Il 90% della popolazione maliana è musulmana, il 9% è animista e solo l’1% è cristiana. In origine animisti, i maliani si convertirono intorno al XIII secolo a seguito delle invasioni dei popoli islamici di Marocco e Mauritania.

Importante fin dall’antichità per la posizione strategica, al margine meridionale del Sahara e a nord della grande ansa del fiume Niger, Timbuctù vede crescere la sua fama tra IX e XVI secolo come centro dei commerci e della cultura islamica, grazie anche al fiorire di alcuni grandi imperi nella regione (quello del Ghana, del Mali, e l’impero Songhai). Con le invasioni berbere dal Marocco ha termine questo periodo d’oro, e Timbuctù cade nell’oblio.Nel 1883 il Mali entrò a far parte delle colonie francesi dell’Africa occidentale. Il periodo coloniale ha lasciato tra l’altro la più grande rete d’irrigazione (l’Office du Niger, a Segou) e il più lungo tratto di ferrovia (1200 chilometri, da Dakar a Bamako) dell’area.

Tuttavia questa colonia (il Sudan francese) rimase sempre più povera rispetto a Senegal e Costa d’Avorio, in quanto interessava soprattutto come fonte di prodotti agricoli a basso costo (cotone e riso), da esportare in Francia.

Il Mali divenne indipendente nel 1960; il primo presidente, Modibo Keita, fu deposto in seguito a un colpo di stato organizzato militare, guidato da Moussa Traoré, che rimase al potere fino alle rivolte popolari del 1991. Dal 1992 è una Repubblica Presidenziale, e il vincitore delle prime elezioni, Alpha Oumar Konaré, è stato riconfermato come capo dello stato anche nel 1997.

L’economia del Mali è prevalentemente primaria: agricoltura, allevamento e pesca occupano il 90% della forza lavoro, mentre solo il 2% della popolazione è impiegato nell’industria, soprattutto manifatturiera e tessile. L’agricoltura ha subito profondi cambiamenti negli ultimi quaranta anni: alle tradizionali colture di sussistenza come miglio, sorgo, niebè (una specie di fagiolo), patate dolci, manioca e radice di igname, è stato affiancato il cotone, oggi di importanza capitale per l’economia, concentrato nella parte meridionale del paese. Se nel 1960 il Mali era un paese esportatore di derrate alimentari, nel giro di pochi anni dall’indipendenza, a causa di alcuni periodi di siccità e di una cattiva amministrazione, si vide costretto a importare tutto il cibo di cui aveva bisogno.

I prezzi bassi che il governo pagava agli agricoltori contribuirono sicuramente alla diminuzione della produzione pro-capite e all’abbandono delle campagne; molti si dedicarono alla più redditizia coltivazione del cotone. L’estensione di tale coltura ha però intensificato l’inaridimento del territorio, dato che il cotone spossa maggiormente il terreno rispetto ai prodotti tradizionali locali, oltre a necessitare di un consistente apporto d’acqua, causa del prosciugamento delle riserve idriche e della riduzione della portata dei corsi d’acqua.

Le politiche di aggiustamento strutturale imposte dal Fondo monetario internazionale per il risanamento del debito estero, hanno ridotto ulteriormente gli investimenti statali per l’educazione (2,1% del PIL) e per la sanità (2%).

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