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India

Informazioni generali

Chiunque sia stato in India non può non essersi reso conto di quel senso di maestosità che questo paese sprigiona, da qualsiasi punto di vista lo si avvicini. In India la varietà diventa regola. La contraddizione raggiunge livelli da record. Dalle vette dell’Himalaya a nord fino al capo Comorin che bacia l’oceano a sud, i cinque sensi vengono stravolti senza tregua in un rutilante caleidoscopio di emozioni che riempie il corpo e la mente. A volte questo cataclisma emotivo genera repulsione, il senso di smarrimento si fa opprimente e porta alla resa. Ma se si riesce a superare i primi lampi allora l’attrazione prende il sopravvento, si fa irresistibile e dominante.Comunque sia chi ha visto l’India non riesce a tornare a casa senza portarla con se, come un peso o come una speranza.
Un miliardo e 210 milioni di indiani, censiti nel 2011, spalmati sui 3,287,263 kmq del triangolo peninsulare che fende con imponenza l’oceano indiano, costituiscono il secondo paese più popoloso al mondo dopo la Cina; di questi, ben 14 milioni di persone vivono nella sola Mumbay, la città più popolosa dell’India e, nel pianeta, seconda solo a Shangai. La variegata popolazione si esprime in una ventina di lingue di cui la più parlata è l’Hindi, ma esistono, disseminati nel territorio circa un migliaio di idiomi. L'ascesa del nazionalismo religioso e del fondamentalismo durante gli anni’80 e ‘90 ha cercato di identificare la ‘vera’ India con l’Induismo, che resta comunque la religione di gran lunga più praticata (82 %), ma la presenza di musulmani (12.1 %), Cristiani (2.3 %), e Sikhs (1.94 %) ed altre minoranze religiose come Buddisti, Jainisti e Parsi, contribuisce a pervadere la vita quotidiana di milioni di indiani di atmosfere che da una parte toccano vette spirituali di rara poesia, e dall’altra sfociano in tensioni politiche e sociali che, in alcune aree, raggiungono purtroppo manifestazioni di violenza inaccettabili.
Una società così multiforme che con fatica ha trovato nella sovranità popolare la sua forma di governo (elezioni regolari si svolgono ormai dal 1947, anno dell’indipendenza dal dominio inglese), mostra troppo spesso un enorme divario tra i due lati della medaglia. Medaglia che comunque merita un paese con la più grande democrazia del mondo e che si mostra così orgoglioso nell’averla raggiunta.

L’industria informatica ha fatto passi da gigante; l’India è stato uno dei primi paesi al mondo a dotarsi di un sistema computerizzato integrato per la gestione del traffico ferroviario (Railnet) e la città di Bangalore è oggi da tutti considerata la capitale mondiale dello sviluppo informatico. Anche in campo economico i progressi degli ultimi anni sono stati vertiginosi, con una crescita del PIL del 9,8 % solo nel 2011. Eppure ancora troppa parte della popolazione vive, o meglio sopravvive, sotto la soglia di povertà. E se progressi notevoli si sono avuti nel combattere malattie come la lebbra, la malaria e la tubercolosi, la previsione di vita resta ancora bassa: 63 anni. Se il sistema scolastico universitario ha raggiunto quote da primato, a livello di scuola primaria, in molte aree, ha ancora deficienze da inizio secolo. Se l’industria cinematografica di Bollywood ha surclassato le grandi majors americane, il problema delle caste, soprattutto nelle zone rurali, rappresenta ancora un ostacolo alla libertà individuale, e gli ‘slums’ ovvero le baraccopoli, ai margini delle grandi aree metropolitane, segnano inesorabilmente un passo indietro nella conquista della dignità. Nonostante queste contrapposizioni l’India rimane comunque un paese dove l’attenzione per l’essere umano, in quanto mera creatura vivente, rimane di importanza fondamentale. L’altissimo valore dato al matrimonio, seppur ancora oggi, nella maggioranza delle volte, pianificato dai genitori e l’assoluto valore attributo alle relazioni familiari restano motivo di fierezza per l’indiano medio. La convinzione che ogni più piccola parte dell’intero cosmo sia strettamente interconnessa e che dall’armonia di tali parti dipendano le sorti dell’universo stesso e della fragile creatura che lo abita, fa si che in questo paese la ricerca di se stessi sia ancora una priorità assoluta. Discipline millenarie come lo yoga fanno tutt’oggi parte di un patrimonio spirituale che ancora candida questa nazione, così meravigliosamente complicata, quale guida verso una direzione che non solo vuole e può essere di continua evoluzione, ma che, più semplicemente, riesce spesso a rimpire i vuoti disseminanati nella visione occidentale del mondo.

UTTARAKHAND
L’Uttarakhand è uno degli stati federati della repubblica indiana, con capitale Deradhum, situato nell’estremo nord, ai confini con Cina e Nepal. Lo stato vanta bellezze naturali mozzafiato come la catena himalayana a cui appartengono meraviglie come il parco naturale del Nanda Devi (7817m) seconda montagna più alta in India, ed il parco ‘Valle dei fiori’ che assieme al primo costituisce patrimonio dell’unesco. Il parco Gangotri estremamente importante anche dal punto di vista religioso in quanto dai suoi ghiacciai nascono i sacri fiumi del Gange e dello Yamuna.
L’Uttarakhand, ha soprattutto un rilevanza a livello spirituale, data la presenza nel suo territorio di due città considerate sacre: Haridwar e Rishikesh. Entrambe bagnate dal Gange, Haridwar è sede della Kumba Mela sicuramente la più importante manifestazione di religiosità Indù che si svolge ogni 6 anni e che richiama da tutta l’ India milioni di pellegrini. L’edizione del 2001 ha rappresentato la più grande affluenza relativa ad una manifestazione religiosa mai registrata con i suoi 60 milioni di partecipanti.
Rishikesh, resa famosa negli anni ’60 dalla presenza di Maharishi Mahesh yogi, balzato alle cronache del tempo per aver iniziato alle pratiche yoga personaggi come i Beatles, Mia Farrow, Donovan, è tuttoggi sede di molti Ashram, romitaggi aperti a chiunque voglia risiedervi, anche per un solo giorno, dove i saggi (detti Rishi) vivono in pace, elargendo le loro parole, ma molto spesso i loro silenzi e le loro energie a chiunque sia disposto ad ascoltare.

E’ qui a Rishikesh che si trova la Leda Mathaji School, progetto di sostegno scolastico per bambini indigenti che UnAltroMondo Onlus, in collaborazione con l’Associazione Conoscere, ha deciso di appoggiare dal 2011.

TAMIL NADU
È uno stato federato a sud della penisola indiana collocato tra lo stato del Kerala del Karnataka e dell'Andhra Pradesh. Presenta un estensione di 130 mila chilometri quadrati, con una popolazione di circa 72 milioni di abitanti (2011). Fra gli stati indiani, il Tamil Nadu è quello più attaccato alle sue tradizioni molto antiche legate all'Induismo, infatti è definito "la regione dei templi". Nel Tamil Nadu la lingua predominante è il tamil e non l'hindi che è la lingua ufficiale indiana.
Gran parte delle attività economiche sono legate all’agricoltura (produzione di riso, cereali e canna da zucchero) e a diverse produzioni industriali (lavorazione della pelle, concerie, industrie chimiche…) concentrate nella capitale e nelle città di Madurai, Coimbatore, Salem e Thiruchirappalli.
Le situazioni lavorative nelle multinazionali, in molti casi, sono inadeguate rispetto a qualunque norma di sicurezza e i salari sono molto bassi.
Recentemente, anche il Tamil Nadu sta raccogliendo l'interesse di molte aziende informatiche europee e americane, che stanno creando grandi filiali nelle città, trovando manodopera a basso costo. Come in altre parti dell'India, la crescita della popolazione è esponenziale: avere figli è considerato un atto di benevolenza delle divinità e, soprattutto serve a preservare un futuro per la vecchiaia (la gente non usufruisce di nessun servizio pensionistico ufficiale). Le grandi città sono esempi di metropoli dei paesi in via di sviluppo: accanto alle banche convivono baracche di canne e teli di plastica; intere zone della città hanno fognature a cielo aperto e la gente vive in case di pochi metri quadri.
La discriminazione sociale, basata sul sistema delle caste (il cui aspetto più devastante è rappresentato dall’intoccabilità) è una piaga che, seppure attenuata rispetto al passato e dichiarata illegittima, colpisce ancora l’India. Gli intoccabili, i Dalit, sono gruppi ai margini della società, sia dal punto di vista materiale sia psicologico, oggetto di continue violazioni e sfruttamento. L’intoccabilità, che si manifesta tuttora in molti aspetti della vita quotidiana, oltre a rappresentare una violazione dei diritti fondamentali, continua a costituire un ostacolo imponente allo sviluppo ed alla realizzazione di una società che possa dirsi veramente democratica. Di questa discriminazione soffrono, ovviamente ancor di più, le categorie più emarginate quali le donne ed i bambini. La strutturazione del lavoro ed il conseguente sfruttamento degli intoccabili nelle attività lavorative, costituiscono uno degli esempi più lampanti della discriminazione in base al sistema delle caste. Ancora oggi, ai Dalit vengono assegnati lavori che sono considerati impuri dalle caste alte.
Il progetto di sostegno a distanza portato avanti da UnAltroMondo Onlus nel Tamil Nadu è rivolto soprattutto a bambini e ragazzi “fuori casta” e che vivono negli slum.








 

Senegal

Informazioni generali

Senegal - Informazioni generali
Tipo di governo: Repubblica presidenziale
Reddito procapite: 1900 $ (2011)
Indice di sviluppo umano (HDI): posizione 155 su 187– valore 0,459
Speranza di vita: 59 anni
Spesa pubblica sanitaria: 5.7% del PIL (121° posizione mondiale)
Percentuale di analfabetismo: 60%
Fonti: CIA Fact book, UNDP

Ambiente

Stato dell’Africa occidentale, bagnato ad Ovest dall’Oceano Atlantico e confinante a Nord con la Mauritania e il Mali, a Sud con la Guinea e la Guinea Bissau, al suo interno presenta l’enclave del Gambia, che scinde parzialmente la continuità del paese tra il nord e il Casamance, la parte Sud. Il Senegal si estende su una grande depressione attraversata dal fiume Senegal ed è prevalentemente pianeggiante. Il clima è di tipo tropicale, con un’unica stagione calda ed umida, anche se è da sottolineare come esso cambi tra Nord e Sud, in rapporto soprattutto all’intensità delle precipitazioni: a nord dominano i caratteri saheliani, verso Sud invece si trapassa a quelli guineani. Il paese è bagnato da tre fiumi: il Senegal a nord, che segna il confine con la Mauritania; il Gambia al centro, che scorre nel Gambia a eccezione delle sue sorgenti, situate a est; e il Casamance a sud, a cui questa regione del paese deve il nome e la sua eccezionale fertilità. Il processo di desertificazione in corso nel nord del Senegal sta diventando un problema sempre più pressante ed è stato solo in parte risolto dalla diga di Manantalli, costruita sul Fiume Senegal. Il Senegal è il paese biologicamente più vario del Sahel, la regione semi-desertica situata a sud del Sahara, e ospita oltre 550 specie animali. È inoltre una zona importante per gli uccelli migranti, soprattutto quelli acquatici che ogni inverno vi fanno ritorno in gran numero dall'Europa, sostando nel Parc National aux Oiseaux du Djoudj, una delle più importanti riserve di avifauna del mondo, a nord di Saint-Louis.
Il 94% della popolazione del Senegal è di religione musulmana, mentre il 5% cristiana.


Storia

La storia documentata del Senegal inizia nell'VIII secolo, quando questa regione faceva parte dell'Impero del Ghana. Con la scomparsa di questo impero acquistò importanza il regno di Djolof, destinato a prosperare nei secoli XIII e XIV nella zona compresa tra il fiume Senegal e l'attuale Dakar. All'inizio del XVI secolo i mercanti portoghesi ebbero i primi contatti con i regni costieri, con i quali commerciarono per tutto il secolo seguente prima di cedere il posto a inglesi, francesi e olandesi, che speravano in questo modo di ottenere il controllo di Saint-Louis e dell'isola di Gorée, punti strategici dove poter radunare gli schiavi destinati alle Americhe. Saint-Louis fu infine assoggettata dai Francesi nel 1659. Verso la fine dell'Ottocento la Francia controllava ormai tutto il Senegal, e Dakar si sviluppò come centro amministrativo della colonia. Già nel 1848 il paese aveva inviato un proprio deputato al parlamento francese, ma soltanto nel 1914 venne eletto il primo deputato africano, Blaise Diagne, cui fece seguito una nuova generazione di uomini politici di colore capeggiati da Lamine Guèye e Léopold Sédar Senghor. Nel processo verso l'indipendenza il Senegal si unì al Sudan francese nella Federazione del Mali che, pur avendo raggiunto il suo scopo nel 1960, si sciolse due mesi più tardi. Il Senegal divenne quindi una repubblica sotto la presidenza di Léopold Senghor. Nel 1980 Senghor diede le dimissioni dalla carica di presidente e fu sostituito da Abdou Diouf. Il nuovo presidente venne coinvolto in una prima grave crisi di governo nel 1984, quando fu stimato che circa 700.000 tonnellate di arachidi (quasi tre volte l'ammontare ufficiale delle esportazioni) erano state introdotte illegalmente nei paesi confinanti dagli stessi coltivatori, insoddisfatti delle tariffe calmierate che ricevevano dal governo per la loro produzione. Nel 1989 un piccolo incidente verificatosi al confine tra Senegal e Mauritania provocò gravi disordini in entrambi i paesi, che causarono la morte di molte persone. Le due nazioni deportarono inoltre migliaia di persone originarie del paese nemico (uccidendone centinaia durante il trasferimento forzato), chiusero le reciproche frontiere e ruppero le relazioni diplomatiche fino all'aprile 1992. Nei primi anni Novanta nella regione di Casamance si verificarono violenti scontri fra l'esercito e i ribelli separatisti, scontri che, oltre alle sofferenze causate alla popolazione locale, danneggiarono seriamente l'industria turistica del Senegal, peggiorando ulteriormente la già disperata situazione finanziaria del paese. Nella Casamance e in altre zone del paese si verificarono altri episodi di violenza nei primi mesi del 1993, in seguito alle elezioni in cui Diouf venne eletto presidente per la terza volta. Dopo estenuanti trattative fu infine proclamato un cessate il fuoco nel luglio di quello stesso anno e da allora la Casamance ritornò gradualmente alla pace, tanto che all'inizio del 1994 hanno cominciato a ritornarvi anche i turisti. Nel frattempo, in altre regioni del paese la pace sembrava ben lontana e il governo introdusse alcune misure di austerità che causarono lo sciopero generale di un'intera giornata ai primi di settembre del '93 e sporadiche esplosioni di violenza a Dakar e in altre città, nel corso dei mesi successivi. La svalutazione della moneta nazionale, il CFA, nel gennaio del 1994 causò anch'essa gravi dimostrazioni e a febbraio centinaia di persone marciarono sul palazzo presidenziale di Dakar uccidendo sei poliziotti di guardia. Il governo rispose inviando delle pattuglie speciali nelle strade della capitale e arrestando con l'accusa di cospirazione il popolare leader dell'opposizione, Abdoulaye Wade. Nei mesi seguenti la situazione rimase relativamente tranquilla a Dakar, e Wade fu rilasciato nel maggio 1994. Le elezioni presidenziali del marzo 2000 furono oggetto di un'aspra lotta politica fra Diouf e Wade. Dopo un secondo turno di votazioni carico di tensione, Wade risultò vittorioso. Gli osservatori internazionali dichiararono che si era trattato di elezioni libere e regolari, e fu bello vedere un leader africano 'di lungo corso' come Diouf rinunciare pacificamente al potere per assecondare la volontà del popolo. Il presidente Wade promise un governo aperto e trasparente e in lui si riposero speranze affinché affrontasse i problemi del Senegal con rinnovato vigore. Peraltro, nel corso dell'ultimo biennio si furono verificati numerosi episodi di violenza nella regione di Casamance, con scontri fra truppe governative e una fazione di ribelli separatisti del Mouvement des Forces Démocratiques de Casamance. Il governo mantenne una consistente presenza dell'esercito nella regione. Nel gennaio del 2001 il Senegal votò una nuova Costituzione che legalizzava i partiti dell'opposizione e garantiva a donne e uomini pari diritti sulla proprietà. La notte del 26 settembre 2002 la nave senegalese Joola affondò al largo delle coste del Gambia; a bordo vi erano circa 1200 persone, più del doppio del massimo consentito. La tragedia, che sarà ricordata come il più grave naufragio della storia dell'Africa, ha portato alle dimissioni di due ministri e alla destituzione del capo di stato maggiore della marina. Anni dopo, nel 2007, la presidenza di Wade fu rinnovata.
Nel 2011, un tentativo di modifica della costituzione da parte di Wade, teso a facilitare una sua rielezione e a indicare l’elezione del vicepresidente, diede luogo a forti proteste nella popolazione. Queste proteste, organizzate da realtà eterogenee, portarono al ritiro della proposta di modifica.
Nel 2012 Wade, a 86 anni, tentò di ricandidarsi alla presidenza per un terzo mandato, incostituzionale. Dopo una contestazione arrivata fino al Consiglio Costituzionale, Wade vide confermata la possibilità di candidarsi e la notizia riaccese le proteste, sanguinose e violente. Alle elezioni, al secondo turno (marzo 2012), il Senegal scelse il proprio quarto presidente, Macky Sall.

Economia

Rispetto alla realtà africana, l’economia del Senegal gode di un certo maggior sviluppo. La coltura delle arachidi, sempre presente, si sta progressivamente accompagnando ad altre produzioni alimentari (canna da zucchero, miglio, mais) e non (cotone, fosfati minerali, petrolio), e ai primi impianti di trasformazione della materia prima. L’allevamento del bestiame e il turismo sono altri importanti settori dell’economia senegalese.






Mali


Informazioni generali

Il Mali, Paese dell'Africa nordoccidentale senza sbocchi sul mare, è attraversato a sud dal Niger, terzo fiume africano per lunghezza (ben 4000 chilometri), che disegna una grande ansa intorno alla  quale si concentra la maggior parte della popolazione. Qui si sono sviluppate le città più importanti: la capitale Bamako, Segou, Djenné (la città medioevale meglio conservata, celebre per la sua moschea di sabbia), Mopti (attivo porto alla confluenza del Niger con il fiume Bani), Timbuctù (punto d’arrivo dell’antica via carovaniera che collegava Arabia e Africa Nera), e Gao.
La parte settentrionale del Paese è interamente occupata dal deserto; a sud si entra nella regione del Sahel, inizialmente semi-arida, e sempre più fertile a mano a mano che ci si avvicina alla Costa d’Avorio.

Il clima tropicale alterna un periodo secco ad uno umido, nel quale si concentrano le precipitazioni, particolarmente abbondanti a sud. Le temperature sono in genere molto elevate, con massime intorno ai 45°, specie nel periodo secco.

Il 90% della popolazione maliana è di religione musulmana, il 9% è animista e solo l’1% è cristiana. In origine animisti, i Maliani si convertirono intorno al XIII secolo a seguito delle invasioni dei popoli islamici di Marocco e Mauritania.

Dal punto di vista della sua storia, il paese è noto fin dall’antichità per la posizione strategica sul Niger di Timbuctù che vede crescere la sua fama tra IX e XVI secolo come centro dei commerci e della cultura islamica, grazie anche al fiorire di alcuni grandi imperi nella regione (quello del Ghana, del Mali, e l’impero Songhai). Con le invasioni berbere dal Marocco ha termine questo periodo d’oro, e Timbuctù cade nell’oblio.
Nel 1883 il Mali entra a far parte delle colonie francesi dell’Africa occidentale, col nome di "Sudan francese". - Il periodo coloniale ha lasciato tra l’altro la più grande rete d’irrigazione (l’Office du Niger, a Segou) e il più lungo tratto di ferrovia (1200 chilometri, da Dakar a Bamako) dell’area.- Tuttavia questa colonia (il Sudan francese) rimase sempre più povera rispetto a Senegal e Costa d’Avorio, in quanto interessava soprattutto come fonte di prodotti agricoli a basso costo (cotone e riso), da esportare in Francia.
Il Mali ottenne l'indipendenza nel 1960; il primo presidente, Modibo Keita, fu deposto in seguito a un colpo di stato, guidato da Moussa Traoré, che rimase al potere fino alle rivolte popolari del 1991. Dal 1992 è una Repubblica Presidenziale, e il vincitore delle prime elezioni, Alpha Oumar Konaré, è stato riconfermato anche nel 1997.Alla fine del suo secondo mandato, limite costituzionale per un presidente, fu sostituito nel 2002 da Amadou Toumani Touré che venne rieletto nel 2007. A partire dall'autunno del 2008  ripresero le tensioni nel nord del paese con il gruppo etnico dei  Tuareg che da sempre chiede di costituire uno Stato autonomo. Nell'aprile 2011, in seguito alle dimissioni del governo, Cissé Mariam Kaïdama Sidibé divenne la prima donna della storia a ricoprire l'incarico di primo ministro in Mali.
Dopo settimane di proteste per la cattiva gestione nel fronteggiare una nuova massiccia offensiva tuareg e un mese prima delle elezioni presidenziali un gruppo di militari rovesciò il governo con un colpo di Stato (21 marzo 2012), lasciando de facto un vuoto di potere che portò entro breve all'occupazione delle aree settentrionali (circa il 60 % del territorio del Mali) da parte dei ribelli e altri gruppi di estremisti, e alla dichiarazione unilaterale  (6 aprile 2012) dell'indipendenza dello stato dell'Azawad, con capitale  Gao.
Per fermare l'avanzata degli estremisti, nel gennaio 2013, la Francia interviene militarmente per liberare le zone occupate. La prima metà dell'anno vede un Paese fortemente destabilizzato con migliaia di profughi e le incognite di una riconquista del nord solo parziale, con forti ripercussioni su tutta la regione saharo-saheliana. L'instabilità politica rischia inoltre di vanificare i progressi registrati dal 1980 ad oggi in termini di maggiore aspettativa di vita (+ 11,8 anni), scolarizzazione (+ 6,8 anni) e reddito pro capite (+ 52 %). Per un aggiornamento sull'evolversi della situazione guarda questo interessante video (maggio 2013).
Il paese sembra ora lentamente tornare verso una normalizzazione della democrazia, dopo elezioni presidenziali regolari svoltesi nel luglio 2013, dalle quali esce come vincitore al secondo turno Ibrahim Boubacar Keïta, vecchio uomo politico, più volte primo ministro nel passato, e dopo l'insediamento di un nuovo governo sotto la guida del banchiere Oumar Tatam Ly (settembre 2013).
Dopo le elezioni legislative di  novembre e il secondo turno elettorale svoltosi pacificamente il 15 dicembre 2013, che hanno portato alla vittoria il Rassemblement pour le Mali, guidato da Ibrahim Boubacar Keita, il processo di stabilizzazione del paese sta proseguendo, anche se persiste tuttora una minaccia da parte dei gruppi militanti nella regione settentrionale.

L'eonomia del Mali è prevalentemente primaria: agricoltura, allevamento e pesca occupano il 90% della forza lavoro, mentre solo il 2% della popolazione è impiegato nell’industria, soprattutto manifatturiera e tessile. L’agricoltura ha subito profondi cambiamenti negli ultimi quarant'anni: alle tradizionali colture di sussistenza come miglio, sorgo, niebè (una specie di fagiolo), patate dolci, manioca e radice di igname, è stato affiancato il cotone, oggi di importanza capitale per l’economia, concentrato nella parte meridionale del paese.
Se nel 1960 il Mali era un Paese esportatore di derrate alimentari, nel giro di pochi anni dall’indipendenza, a causa di alcuni periodi di siccità e di una cattiva amministrazione, si vide costretto a importare tutto il cibo di cui aveva bisogno.

I prezzi bassi che il governo pagava agli agricoltori contribuirono sicuramente alla diminuzione della produzione pro-capite e all’abbandono delle campagne; molti si dedicarono alla più redditizia coltivazione del cotone. L’estensione di tale coltura ha però intensificato l’inaridimento dei terreni, dato che il cotone spossa maggiormente il suolo rispetto ai prodotti tradizionali locali, oltre a necessitare di un consistente apporto d’acqua, causa del prosciugamento delle riserve idriche e della riduzione della portata dei corsi d’acqua.
Come primo partner del Mali a livello economico si sta profilando negli ultimi anni la Cina con una massiccia strategia di investimenti concentrati principalmente sulla costruzione di infrastrutture come scuole, reti stradali e ospedali, contribuendo in modo determinante alla recente crescita del Paese, con un incremento record del commercio bilaterale del 48,5% nella prima metà del 2011.



Paesi

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