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Luca Sacchi alla Garderie Unautremonde (IV) - Il ritorno a Milano

di Luca Sacchi

   

 

 

 

 

 

 

E alla fine siamo tornati a casa. Messo i vestiti in lavatrice, preparato un’agognata pasta scaldando l’acqua con il forno a gas, abbiamo usato il microonde, l’aspirapolvere, messo i piatti in lavastoviglie, fatto il caffè con le cialde e infine acceso il televisore, per guardare le maglie dei giocatori di calcio che tante persone indossavano per strada. Probabilmente abbiamo anche usato qualche altro elettrodomestico, senza neanche accorgercene.

“Modernità” che nella stragrande maggioranza delle case di Dakar appartengono alla fantascienza. Ma non è tutto. Abbiamo fatto una doccia calda. Per noi che eravamo in hotel, nessuna novità, ma per gli altri volontari di Unaltromondo, che dormivano in una casa in affitto, un bel passo in avanti rispetto a raccogliere il rivolo che scendeva dal rubinetto della vasca. E abbiamo anche fatto la spesa, udite udite, al supermercato. Dove l’odore più forte è quello nel corridoio dei detersivi.

L’ultimo giorno, passeggiando tra le strade del quartiere di Medina, siamo entrati nel mercato al coperto. Non era la prima volta. Ma era la prima volta che per tre giorni di fila il sole aveva rotto l’egemonia di nuvole e vento, riscaldando l’aria. È stata una gita breve. Ci siamo detti usciamo, e solo all’aperto abbiamo confessato la difficoltà a trattenere i conati. È così in Cina, è così in centinaia di paesi, il Senegal non può certo vantare l’esclusiva mondiale degli odori nauseabondi, nè tantomeno il record del mondo delle precarie condizioni igieniche, però quei tagli di bue grondanti sangue circondati da mosche, quei pesci essiccati a metà e quelle lische che a calpestarle facevano crick crack, si difendevano bene.

Altro record al rientro: l’insalata. Ce la siamo finalmente concessa senza timore di finire al bagno per qualche oretta. E in ultimo, cosa non da poco, ho guardato una zanzara volteggiare per la sala, e ho pensato “sti cazzi”, che mi punga pure se ne ha voglia.

Girando in macchina per Milano non posso dire di averla trovata verde, ma qualche punto in più di Dakar lo segna in una ideale classifica di mediocrità. Mentre scrivo penso: il toubab è tornato da un lungo soggiorno in Africa di ben sei giorni e vuole insegnare al mondo l’ABC delle differenze radicate da secoli tra il nord e il sud del globo. Si, mi piacerebbe, ma non ne so abbastanza.

So però che Maurizio a gennaio è venuto a trovarmi al lavoro in DDS, e mi ha proposto di collaborare. Mi ha detto prima di tutto vieni a vedere, poi chissà. Io mi limito a ripetere le sue parole: vai a vedere. Poi chissà.

Milano, Giovedì 29 Marzo 2012

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